Il Lavoro nell'Azienda
Il lavoro manuale è presente nella tradizione monastica e conventuale fin dall'epoca dei Padri del deserto. Quando, dopo l'editto di Costantino (313), cessano le persecuzioni, l'ideale di vita cristiana, dal martirio, diviene quello di seguire Cristo vergine, povero e orante nel deserto.
La Regola carmelitana esplicitamente lo esige: “chi non lavora neppure mangi”. Si fugge l'ozio considerato un pericolo per la vita evangelica. L'inventiva e la creatività dei religiosi inizia a elaborare un ventaglio di attività per incanalare fruttuosamente le energie mentali e muscolari. I risultati sono sorprendenti e talvolta anche geniali. L'obiettivo è sempre quello di vivere non solo di elemosina ma soprattutto del proprio lavoro valorizzando le risorse ambientali in cui ci si trova. Per questo motivo uno spazio agricolo viene sempre annesso ai cenobi.
L'idea dell'Azienda Agricola Monte Carmelo nasce da questo humus culturale. Come da tradizione vi si coltiva soprattutto la vite, l'olivo, agrumi, frutti e ortaggi. Poi c'è l'apicoltura, un classico dei monasteri. All'ingresso in 'villa' (il terreno agricolo), è stata collocata una ceramica bianca-blu di s. Antonio abate, padre del monachesimo orientale, con la quale si intende porre l'attività sotto la sua protezione. Il Santo in piedi, circondato da animali domestici da fattoria, benedice i frutti della terra. Da un lato il sole risplende, simbolicamente, a fecondare la fatica dell'uomo sulla terra. L'azienda ha pure una mascotte, si chiama Puccy, ed è un'asinella bianca di tre anni, che ha conquistato in fretta la simpatia di tutti. Anche a lei la sua 'fatica quotidiana': tenere rasata l'erba nelle fascie a oliveto. Come aiutante, una pecora, Lilla, di razza inglese: estremità nere e manto chiaro. Sono alcuni degli animali a due e quattro zampe che si incontrano tra gli agrumi e i rosmarini: pavoni oche anatre tacchini galli galline conigli. Nel recinto Calimero e Calimera con l'ultima nidiata di maialini vietnamiti appena nati, ma già vispi. A guardia del pollaio il fido Pilù, un bastardino trovatello, a lui il compito di tenere lontano i predatori notturni. Questa arca di Noé in miniatura è una autentica festa per le scolaresche in visita didattica all'azienda. Sotto i lampi dei flashes, Puccy, tra un biscottino e una carota, si concede ai fotografi come una star.
Il vigneto è posizionato sulle caratteristiche fasce liguri, nel terreno retrostante il convento. Le viti godono di una favorevole esposizione solare e di un terreno idoneo alla coltivazione del vitigno di Vermentino, vino bianco pregiato, tipico della riviera ligure di ponente, dal sapore secco e dai delicati sentori di frutta. Si accompagna ai piatti tipici liguri, in particolare il pesce.
L'olio extravergine di oliva è della pregiata varietà taggiasca. I frati raccolgono a mano le olive coltivate in fasce, che poi vengono macinate entro 24 ore dalla raccolta. L'olio, ottenuto direttamente dalla spremitura a freddo delle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici, è di qualità superiore.
La frutta è coltivata nel convento con tecniche agronomiche biologiche ed ecocompatibili, senza fare uso di anticrittogamici esclusi dai disciplinari più rispettosi dell'ambiente. La fertilizzazione è mantenuta con humus e materia organica derivata da animali allevati in aperta campagna.
Sono possibili visite guidate agli orti conventuali per gruppi di villeggianti negli alberghi locali e scolaresche previo accordo telefonico.