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Foto Madonna Carmelo

La nobildonna Giovanna Colonna, di famiglia romana, nipote di S. Carlo Borromeo e consorte di Andrea II Doria, genovese, conti e mecenati di Loano dal 1574, per i servigi resi all’imperatore Carlo V di Spagna, si muove tra le fratine del refettorio a servire il pranzo (!) ai 29 frati riuniti per la prima volta nel nuovo convento.

È il 22 marzo 1609, giorno dell’apertura della chiesa di Monte Carmelo. Da Genova, la nobiltà, sulle galee della Repubblica, è appena approdata in questo feudo doriano, per l’inaugurazione, insieme agli abitanti del Borgo Castello, a ridosso del quale si eleva il colle del Costino (25 m. sul l.m.), visibile da tutta Loano, e a 200 m. in linea d’aria dal mare, che era stato acquistato per realizzarvi l’opera monumentale.

Dopo sei anni di attento lavoro sul progetto, forse dell’arch. G. Ponzello, discepolo di G. Alessi, il complesso, che nella sua struttura ricalca il modello spagnolo dell’Escurial, è costituito da: chiesa a croce latina con cupola ottagonale e campanile a vela; convento; casotto di preghiera e ritiro dei principi con terrazza balaustrata in pietra di Verezzi; torre di guardia quadrangolare simile a quella più nota di Andrea Doria a San Fruttuoso (GE); viadotto di 15 arcate e possenti pilastri con fontane all’ingresso e al centro da dove fluisce acqua corrente proveniente dalla bealera del principe attraverso tubature in piombo; superando la valletta del rio Berbena, il ponte consente l’accesso alla piazzetta antistante la chiesa. C’è anche un ampio terreno coltivabile, e tutto è pronto a ospitare una comunità di frati Carmelitani Scalzi: quelli riformati da s. Teresa di Gesù e s. Giovanni della Croce, mistici spagnoli del ‘500. La consegna delle chiavi avviene sulla porta della chiesa dove poco dopo si celebrerà per la prima volta la Santa Messa, nelle mani del P. Domenico di Gesù Maria (Ruzola), spagnolo.

Una piccola effigie della divina maternità di Maria Vergine si trova incastonata nel timpano dell’altare maggiore, proprio nel piedistallo della statua marmorea di s. Michele Arcangelo, dipinta, si dice, ad opera dello stesso P. Domenico e donata ai Principi fondatori. Questi poi hanno apposto la loro firma, per così dire, nel marmo, riproducendo il composito stemma gentilizio delle loro famiglie: il grifone e la colonna affiancati e coronati; lo scudo poggia sulla croce di s. Andrea, patrono dell’ordine cavalleresco spagnolo del Toson d’oro, di cui Andrea II era insignito, e il cui collare circonda lo scudo. Questo motivo si trova scolpito sulla base di tutte le colonne in chiesa, e neppure la furia giacobina riuscirà a cancellarle. La coppia dei fondatori riposa, in un semplice sarcofago di marmo bianco nella cripta sotto l’altare maggiore, purtroppo violato dagli eserciti rivoluzionari francesi nel 1795.

Le cronache raccontano che la festa coinvolge davvero tutti; poveri e malati ricevono elemosine e cibo. Cori e musiche si prolungano fino a notte, e da quel giorno il Costino diviene il Monte Carmelo di Loano, a ricordo del monte biblico sul quale il profeta Elia difese la purezza della fede monoteistica dalle contaminazioni idolatriche. Ma il motivo vero del gaudio, la vera Signora del luogo è lei: la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, della quale si legge, inciso nel cartiglio di marmo che campeggia sopra l’altare maggiore: "Ave filia Dei Patris, ave mater Dei Filii, ave sponsa Spiritus Sancti, ave templum totius Trinitatis". Da quattro secoli questa presenza materna e feconda continuaed è artisticamente ben rappresentata nella scultura lignea policroma settecentesca, uscita dalla bottega dei Maragliano di Genova; lascia il suo trono il 16 luglio di ogni anno, portata a spalla in processione dagli uomini del posto, che si tramandano di padre in figlio questo onore, lungo le strade cittadine per portare la benedizione e spargere consolazione e speranza ai suoi figli.

Il complesso, che si sviluppa su un’area di 3.500 mq., sulla punta del Costino, dove la vista spazia dall’isola Gallinara al capo della Caprazoppa, e in certi giorni fino alle Apuane e alla Corsica, appare come una fortezza dalle alte mura lisce. Poche le decorazioni, archi e volte sono di pietre e mattoni. Nel chiostro, un perfetto quadrato di 37 m. di lato, domina la locale pietra di Finale dei pilastri, su cui poggiano archi a tutto sesto, che reggono un terrazzo, ai tre lati del quale ci sono tre meridiane a segnare il tempo dal sorgere del sole al suo tramonto. Scale e pavimenti sono di ardesia e cotto. Essenzialità, imponenza, equilibrio di forme e volumi sono l’impressione dominante nel visitatore. La Loano dei Doria tra sei e settecento aveva un impianto suggestivo: palazzi chiese e conventi, fontane giardini viali, strade e ponti, mura e torri, disposti armonicamente in un assetto integrato e rispettoso dell’ambiente: senz’altro la Loano più bella che ci sia mai stata, lo sviluppo urbanistico successivo non conserverà più leggibilità a questo elegante disegno.

Tra le vicende storiche che interessano Monte Carmelo ricordiamo: la battaglia di Loano nel 1795 tra i francesi e gli austro-piemontesi: la chiesa trasformata in ospedale rigurgita di feriti. Per la soppressione napoleonica i religiosi devono abbandonare il convento nel 1810, fino al 1829. Il noviziato può riaprire nel 1833, tra i primi ingressi è da segnalare quello del P. Enrico Schiappacasse, noto storico della città di Loano, e il P. Girolamo Gotti, futuro cardinale e prefetto di Propaganda Fide. Dal 1855 al ‘66: soppressione piemontese degli ordini religiosi; nel 1874 il Carmelo riacquistato dagli eredi Doria viene riconsegnato ai carmelitani. Qualche anno dopo (1887) il tristemente famoso terremoto di Bussana sconvolge tutto il ponente ligure causando danni ingenti al complesso monumentale. Nel 1935 esso passa definitivamente in proprietà dell’Ordine dei Frati Carmelitani Scalzi. Solenni festeggiamenti per il VII centenario dello Scapolare della Madonna del Carmine e incoronazione della Vergine si hanno nel luglio del 1951. Qui ricevette la prima formazione religiosa anche il P. Anastasio Ballestrero (1998).

I periodici eventi sismici e le vicissitudini storiche hanno reso necessario e non più dilazionabile l’intervento di restauro conservativo che procede con lenta ma costante laboriosità dal 1994 e comprende anche il recupero della villa agricola, ora Azienda Agricola Monte Carmelo con annesso laboratorio Carmelabor di trasformazione alimenti. Tra i prodotti tipici, che si possono trovare nel negozio Orti del Carmelo, adiacente la chiesa, si segnalano un pregiato vino bianco Vermentino DOC e l’olio extravergine di oliva taggiasca del convento. La preghiera, il lavoro e la vita fraterna caratterizzano le giornate della comunità carmelitana attuale che, in continuità con le generazioni che l’hanno così ammirevolmente preceduta, vive ed opera nella delicata e affascinante missione di rispondere al desiderio e alla nostalgia del mistero di Dio che agita il cuore dell’uomo del nostro tempo. Maria, Signora e Regina del Monte Carmelo, con la sua sempre verde bellezza non cessi di attirare tutti al ‘monte’, dove dimora il Dio vivente.